Non sempre quello che diciamo coincide con quello che pensiamo realmente, perché?

 

Non sempre quello che proviamo è giustificato da quello che ci succede in quel determinato momento, perché?

 

Il nostro corpo è un sistema, cioè è formato da più parti:

- parte fisica/corporea (quella concreta che vediamo e tocchiamo)

- parte cognitiva/razionale (i nostri pensieri e le nostre parole)

- parte emotiva (ciò che proviamo e sentiamo ascoltando il nostro corpo).

 

Il sistema può definirsi integrato quando mantiene un dialogo funzionale fra i suoi differenti elementi, cioè ciascuna parte che lo compone.

 

Quando qualcosa interferisce in uno o più di questi elementi e blocca la nostra capacità di sentire, capire ed esprimerci, allora quello che percepiamo è un senso di malessere. Le cose non ci quadrano e stiamo male, fisicamente e psicologicamente.

 

Noi siamo “esseri relazionali” per sopravvivere, già dalla nascita, abbiamo avuto bisogno di persone, altre da noi, che ci hanno nutrito di cibo e di affetto. Il soddisfacimento dei nostri bisogni è  sempre dipeso dalla capacità delle nostre figure di accudimento di interpretare i nostri comportamenti. Se l’interpretazione era giusta il risultato era una sensazione di appagamento:

- il bambino piange (comportamento)

- ha fame (interpretazione della persona che accudisce il bambino)

- lo sfamo (passaggio all’azione)

- il bambino si calma (interpretazione esatta e conseguente appagamento del bambino ma anche della figura di accudimento).

 

L’appagamento produce emozioni positive che ci fanno stare bene ma anche una convinzione cognitiva di noi stessi di essere capiti, ascoltati e amati.

 

La realtà è che siamo calati in un ambiente esterno dal quale arrivano non solo nutrimento e risorse ma anche minacce e pericoli.

 

Abbiamo attivato un sistema difensivo fisiologico che ci avverte se ci possiamo avvicinare o se ci dobbiamo allontanare: “che cosa c’è la fuori?”, “è una risorsa o una minaccia?”

 

L’interpretazione che diamo e la relativa risposta dipende dalla nostra esperienza  passata e da come la situazione viene elaborata dal cervello: il quale non è fatto solo per pensare ma soprattutto per agire. Il “cosa faccio?” dipenderà da come rispondo a “che cosa c’è la fuori?”. Una pessima interpretazione di cosa c’è fuori non può dar luogo che a pessime soluzioni.

 

Il modo in cui agiamo ad una determinata situazione non dipende solo da come viene elaborata del nostro cervello ma anche da cosa sentiamo emotivamente. Anzi l’emozione viene avvertita dal nostro corpo ben prima della capacità del cervello di interpretarla. Per questo alcune nostre risposte non sono date da una “oggettiva” interpretazione della realtà ma da cosa la stessa smuove dentro di noi. L’emozione è un movimento che attiva alcune parti del nostro corpo.

 

“L’emozione modula l’attivazione e la direzione dei nostri processi di valutazione cognitiva: è parte costitutiva della valutazione cognitiva, è l’innesco dell’attivazione neuronale che processa cognitivamente un’informazione precisa preparandoci all’azione”.

 

Senza emozione non vi è processo di valutazione di significati e non vi è azione:

- “qualcosa di importante per me sta succedendo” (emozione, si attiva il corpo)

- “di che cosa si tratta?” (cognizione, si attiva il cervello)

- “che cosa faccio?” (azione).

 

Cosa succede se nel sistema si crea un cortocircuito? Per esempio non sappiamo più capire ciò che è importante per noi e ciò che possiamo tralasciare; se facciamo interpretazioni errate della realtà e agiamo di conseguenza per poi pentirci di quello che abbiamo fatto. Spesso le cause del cortocircuito sono conseguenze di traumi che abbiamo subito: non parliamo solo di traumi con la T maiuscola (lutti, maltrattamenti, abbandoni, abusi) ma anche di traumi con la t minuscola (dati da convinzioni negative su di noi, non sono amabile, sono inadeguato, sono insicuro, ecc..).

 

Esiste una procedura terapeutica, efficace, collaudata e non dannosa, chiamata EMDR, acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso Movimenti Oculari) che permette di desensibilizzare ricordi ed emozioni fortemente disturbanti e di agevolare la rielaborazione di schemi cognitivi controproducenti, irrazionali e radicati.

 

E’ un metodo clinico che ha aiutato con successo moltissimi individui reduci da eventi traumatici (abuso sessuale, violenza in famiglia, guerra, crimini) ma anche soggetti con altri disturbi psicologici (disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobie, depressione, disturbi di personalità e aspetti legati all’autostima).

 

Il principio essenziale nella pratica EMDR è che esiste un sistema, come dicevamo, insito in tutti noi, fisiologicamente in grado di elaborare le informazioni fino al raggiungimento di uno stato di salute mentale. Tale risoluzione adattiva comporta la liberazione delle emozioni negative e l’attivazione di un processo di apprendimento, adeguatamente integrato e disponibile per usi futuri.

 

Il sistema, appunto, può essere sbilanciato a causa di un trauma o attraverso uno stress creato in un momento dell’età evolutiva. Attraverso l’EMDR è possibile riattivare il sistema cortocircuitato e mantenerlo in uno stato dinamico; infatti, la desensibilizzazione e ristrutturazione cognitiva sono considerate come sottoprodotti della rielaborazione adattiva che avviene a livello neurofisiologico.

 

La continua influenza che le esperienze passate hanno sulle emozioni provate e sulle convinzioni negative incorporate nei ricordi legati al trauma, ci portano a continuare ad agire in modo che è coerente con gli eventi passati, “a questi stimoli esterni sono abituato a rispondere in questo modo”, ma maladattivo e non funzionale al nostro benessere.

 

L’elaborazione con l’EMDR di questi ricordi permette all’emotività e alle cognizioni attuali, più positive e forti, di estendersi ai ricordi associati (traumatici) attraverso la rete neurofisiologica e porta spontaneamente a comportamenti più adeguati.

 

L’EMDR è in grado di integrare il sistema che si è bloccato e di riconquistare il benessere perduto.

 

Dott.ssa Sara Leoni

 

BIBLIOGRAFIA

Francine Shapiro – “EMDR Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari” – McGraw-Hill

Gianfranco Damico – “Le emozioni sono intelligenti” - Feltrinelli

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